#Recensione a caldo: Gli Incredibili 2

chicchierazioni recensioni incredibili 2Finalmente dopo 14 anni, possiamo sapere quale sono state le conseguenze dell’arrivo del minatore in città! Sì perché, Gli Incredibili 2, inizia esattamente dove lo avevamo lasciato, ovvero con una famiglia che non ha più timore di sentirsi “sbagliata” per ciò che è, ovvero essere composta da dei super.

Grafica e stile sono rimasti pressappoco gli stessi, ovviamente la tecnologia è cambiata in questi anni, quindi si nota un’intensità del colore lievemente più accesa, ma lo stile del disegno non ti fa pensare che il precedente capitolo sia del 2004.

Se nel primo film (QUI la recensione che ho postato di recente) la trama era tutta incentrata sul rapporto tra i coniugi Helen e Bob Parr, qui invece vediamo un focus on maggiore sui figli, in particolare del piccolo tenero e letale Jack Jack, vera star del cartoon movie, e sul rapporto tre questi e il loro padre, in una versione supereroistica del genitore casalingo.

Devo dire che il film in sé risulta piacevole, ma non trovo in assoluto sia più bello del primo, come ho letto in giro qua e là sul web. Sono invece rimasta molto colpita del fatto che il tratto distintivo di entrambe le pellicole sia proprio l’omogeneità, malgrado le situazioni non siano ripetute pedissequamente ma, anzi, in alcuni casi presentati in una versione più avanzata, per così dire; c’è una continuità che, ripeto nuovamente, mi fa dimenticare che siano passati così tanti anni dal primo capitolo della storia. Tutto ciò ha ai miei occhi un grande punto di forza, perché significa che ci si trova di fronte ad un sequel che offre una conclusione e non toglie piacere alla visione del precedente capitolo. Un lavoro ben fatto, sicuramente.

#recensione a caldo: Gotti- il primo padrino

chiacchierazioni recensione gottiIl confine tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, nella realtà, non è netto, e questo sicuramente è un fatto certo. Chiunque di noi volesse interrogarsi sulle motivazioni che spingono i nostri simili ad azioni estreme, troverebbe un’oggettiva difficoltà nel codificarle. Ci sono moltissimi donne e uomini di cultura che trascorrono la vita a dare un senso al comportamento umano, per tanto, se il confine tra la luce e l’ombra fosse chiaro, non ci sarebbe bisogno di investire tanta energia.

Perché questo preambolo? Perché Gotti- Il primo padrino, uscito ormai da qualche giorno al cinema, è tratto da una storia vera di mafia italo-americana. E lui, come tutti i qui personaggi tratti dalla storia reale, non possono essere solo neri o solo bianchi. Gotti infatti è un uomo “d’onore” che si è guadagnato questo titolo dimostrando, nel corso del tempo, fedeltà ed abnegazione al codice della famiglia mafiosa dei Gambino. John Gotti è un uomo sposato, padre di cinque figli, pragmatico e risoluto. In famiglia, così come all’interno dell’organizzazione, è sempre pronto a fare la scelta giusta e, soprattutto, ad agire di conseguenza. Nel suo contesto il personaggio di Gotti, interpretato magistralmente da John Travolta, è l’esempio da seguire, il modello d’uomo a cui aspirare. In contrasto a ciò, nella società newyorkese, al di fuori di Little Italy, tutte le azioni del protagonista vengono riparametrate al senso comune della moralità, fatta di assoluta fiducia nelle istituzioni e nelle autorità dello stato. Gotti rappresenta un onore fuori dalla legge che non può essere né compreso, se decontestualizzato,  né accettato, in una società così tanto conformista come quella americana.

Ma veniamo al punto. Il film biografico, benché davvero ben diretto da Kevin Connolly, a mio pare, rappresenta il limite intrinseco della storia stessa del protagonista, in quanto quello che si ottiene è un “riassunto” delle vicende. Non può offrire infatti un quadro completo delle relazioni umane tra Gotti e il resto del suo tessuto sociale che ne determina anche l’azione e la psicologia. Le famiglie che ruotano intorno ai Gambino sono nomi che non restano in testa e che, vagamente, danno un’idea della capillarità del fenomeno mafioso; lo stesso dicasi delle rivalità e delle alleanze, ma anche delle stesse attività illecite perpetrate. C’è un vuoto narrativo necessario, determinato dalla mancanza di tempo – si sa’, il film non può durare più di due ore- che viene colmato dall’immaginazione dello spettatore, spesso fatto di vaghe nozioni sulla mafia italo-americana e cliché. A mio avviso sarebbe stato più opportuno dedicare a questo personaggio che, nel bene o nel male, ha fatto la storia del crimine americano una serie tv . La sensazione che ho avuto, uscita dalla sala è che ne avrei voluto sapere di più. Che sì, è un film che merita di essere visto, ma che non è esaustivo.

#homevideo: Gli incredibili- Una “normale” famiglia di supereroi ( The Incredibles, 2004) regia di Brad Bird

Ho da poco riguardato questo cartoon movie Disney- Pixar, in vista dell’uscita il 19 settembre 2018 del secondo capitolo della serie ( per saperne di più su questo film in uscita, clicca qui). Devo dire che questo film mi è piaciuto di più ora, rispetchiacchierazioni gli incredibili 2004 com'è il filmto a quando lo vidi al tempo. Mi ricordavo una storia meno brillante, invece possiede un buon ritmo e una buona caratterizzazione dei personaggi.

Per chi non conoscesse nulla della trama di questo lungometraggio, dirò brevemente: si parla di una famigliola di supereroi che, come altri loro colleghi, messi al bando dai governi perché ritenuti pericolosi, devono nascondere al mondo la loro natura, decisi a non essere arrestati e confinati, costretti perciò a mettersi nei panni di persone comuni. Con tutto ciò che questa condizione comporta: frustrazione, paura di essere scoperti, impotenza. Insomma detta così potrebbe non sembrare divertente, ma in realtà il film si presta a situazioni molto esilaranti, che alleggeriscono la tensione e mitigano tutte quelle emozioni claustrofobiche che, trasferite per ipotesi in un film non dedicato ad un pubblico giovanissimo, potrebbero trasformare la storia in un dramma. Come vedremo in altre pellicole, il tema del nascondere la propria natura e della paura di non essere adeguati, l’essere “diversi”, sarà spesso tratto e affrontato, diventando un argomento sicuramente molto caro alla Disney. Uno su tutti: Frozen.

Tornando a Gli Incredibili, come detto, ci troviamo di fronte ad una “normale” famiglia, alle prese con le noie quotidiane: lavoro, educazione dei figli, bollette; ad un certo punto, però, il capo famiglia, Bob/Mr. Incredible  viene licenziato e si lascia abbagliare da un impiego alternativo, molto più soddisfacente e remunerativo, che creerà quello sconvolgimento per cui tutti gli eventi a seguire ne risulteranno la diretta conseguenza. L’interazione tra i personaggi si basa sostanzialmente sulla compensazione, ad un personaggio passionale se ne contrappone sempre un altro più razionale, ad esempio quando Bob si dimostra frustrato Helen lo riporta al presente, quando Violetta dimostra di saper mettere da parte la timidezza, Flash si rivela più impaurito. Tutto questo, ovviamente variando di momento in momento, in un bilanciamento continuo tra tutti i personaggi, anche quelli secondari, portando ad un equilibrio nell’azione e nello svolgimento della trama tale da farla percepire allo spettare come semplice ed efficace.

Un ottimo prodotto di animazione, ben diretto, secondo me, e con l’unico neo di avere un villain che è  anni luce lontano dal principe Hans di Frozen o dall’astuta Madre Gothel di Rapunzel, e tuttavia abbastanza funzionale ai fini della trama. So che esistono delle scene eliminate per ragioni di lunghezza in cui il rapporto tra Bob e Sindrome è maggiormente approfondito e che avrebbe dato all’antagonista, se non fossero state tolte, una profondità di cui è carente nella versione definitiva.

#recensione a caldo: Slender man

chiaccherazioni slender manPremetto che ho cercato il più possibile di essere obbiettiva nel giudicare questo film. Ho visto nei scorsi giorni alcune video recensioni su YouTube ( Qui e Qui due interessanti video recensioni che potrai ascoltare, se ti va. Personalmente le ho trovate molto puntuali), a riguardo, piuttosto negative, ma ugualmente ho voluto vederlo, perché a volte non basta giudicare attraverso il punto di vista altrui, per quanto quel punto di vista lo si giudichi valido.

Detto ciò, il film effettivamente non mi ha entusiasmato. Anzi no, diciamo che non mi ha entusiasmato per niente. Ho trovato la trama abbastanza scialba -per non dire insulsa-, senza un reale approfondimento dei caratteri delle protagoniste, senza mai scavare all’interno delle intenzioni e dello scopo di Slender man. Non mi è piaciuta l’ambientazione tutta al buio, perché secondo me l’oscurità non è una condizione imprescindibile per creare il sentimento della paura. Insomma considerando che, non avendo una pregressa tradizione cinematografica, come per altri mostri ed entità paranormali, si poteva dare inizio ad un’interessante saga, ci troviamo invece di fronte ad un assoluto sconcertante anonimato. A volte i film horror molto brutti sono così ridicoli da risultare addirittura divertenti, e rimangono impressi, anche se per ragioni negative, e diventano, loro malgrado, dei capolavori del trash.

Slender man no. E’ piatto, non spaventa ed è pieno di cliché. Il che, secondo me, è veramente molto peggio che tentare di fare una pellicola spaventosa ma trasformala in una storia grottesca. Perché in un momento storico in cui il cinema è molto prolifico, anche nel genere horror, e in cui lo spettatore medio non è più ingenuo e passivo, non ci si può permettere l’anonimato. Con questo non voglio dire che bisogna “consolarsi” se un film horror diventa trash, assolutamente. Bisogna centrare sempre l’obiettivo con una scrittura del film (ancor prima degli effetti speciali) che risulti convincente e avvincente; ma qualora non ci si riuscisse, meglio rimanere, secondo me, ricordati per una cosa negativa, anche per fare da monito ad altri, che non essere ricordati affatto.

Peccato per l’occasione mancata.

#recensione a caldo: Teen Titans GO!- Il film

Chiacchierazioni teen titans go!Ironico e irriverente, in questo cartoon movie la Dc si specchia e si prende in giro, offrendo uno spunto per una auto critica puntuale ma leggera. Sì, è vero, oggigiorno sembra che nessuno possa dirsi eroe se prima non ha ottenuto un quarto d’ora di celebrità. E ciò che ferisce Robin, il leader dei Teen Titans, nonché celebre spalla/pupillo di Batman, è proprio quello di non essere stato ancora il protagonista di un film che possa consacrarlo allo status di eroe. Innanzitutto lui e il suo gruppo di amici non sono assolutamente in grado di contenere la propria esuberanza, tipica dell’adolescenza, e, cosa più importante non hanno un vero arci-nemico e ciò, alla luce della necessità di essere considerati degli eroi, è un problema di non poco conto. Ed è così che entra in gioco Slade Wilson/Deadstroke/Slado che, cercando di mettere in atto i suoi diabolici piani manipolatori, si scontrerà con i Teen Titans.

Tra i maldestri tentativi di eliminare la concorrenza dei loro colleghi più grandi e rocambolesche fughe ed inseguimenti, questo film non ti annoia mai; in oltre contiene molte celebri citazioni, cinematografiche e fumettistiche, che divertono e strappano un sorriso. Non possono mancare, naturalmente, le punzecchiature alla Marvel, la quale, secondo me, viene criticata in modo velato anche per la sua prolifica produzione di pellicole. Ma a questo punto mi piacerebbe sapere la vostra opinione: avete visto il film? Andrete a vederlo?

 

Recensione breve su Ritorno al bosco dei 100 acri

chiacchierazioni ritorno al bosco dei 100 acri

Quando si cresce si ha una prospettiva diversa rispetto all’infanzia. Si smette di credere nelle favole, si diventa consapevoli dei gravosi compiti che ci attendono. E via via ci si perde nelle preoccupazioni e nella routine, rimpicciolendo sempre di più lo spazio per i pensieri semplici. Tutto ciò comporta uno spegnersi progressivo ed inesorabile dell’intelletto, della fantasia soprattutto, e si perdono di vista le cose importanti, come il tempo libero e gli affetti famigliari. E’ questo pressapoco il tema centrale del film Disney dal 30 agosto presente nelle sale dei cinema italiani, dedicato alla storia di Christopher Robin, inseparabile amico di Winnie The Pooh.  E si può considerare un’antidoto all’invecchiamento.

Il film fin da subito colpisce per la buona qualità con cui Pooh e compagnia sono stati resi. Non mi sono sembrati in nessun momento finti. Sono rimasta colpita, infatti, dal modo con cui sono apparsi perfettamente in sintonia con l’ambiente che li circondava, sia all’interno del bosco che durante le scene urbane. Un forte sentimento di tenerezza, sembra permeare tutta la trama e non si può non provare voglia di coccolare Pooh. Confesso che le mie impressioni, alla visione del trailer, sono state tutte assolutamente confermate. Avevo immaginato infatti che fossimo di fronte ad un gran bel film per famiglie, pieno di tutti quei buoni sentimenti che ogni tanto è bene rispolverare – tra un thriller ed un altro…- e in cui Disney si attesta ancora una volta maestra. Un’altra cosa che mi è piaciuta è il montaggio, dal buon ritmo, soprattutto nella fase riguardante la storia di Christopher, dal suo arrivo al collegio fino all’età adulta, con un forte richiamo alle precedenti produzioni animate dei libri di A. A. Milne, da cui appunto si ispirano tutte le trasposizioni cinematografiche.

Posso affermare dunque che Ritorno al bosco dei 100 acri è un film molto grazioso( Qui se volete saperne di più) e ben fatto; astenetevi dall’andare a vederlo se siete “allergici” alla tenerezza, potreste trovarlo un po’ stucchevole!

[Animazione] La ricompensa del Gatto (Neko no Ongaeshi) di Hiroyuki Morita (2002)

recensione la ricompensa del gatto chiacchierazioniCome spesso accade quando si guarda un film di animazione dello Studio Ghibli, si entra in punta di piedi in un mondo incantato. Che piacciano o no i film di animazione, è comunque sempre affascinante vedere un prodotto che può essere definito artigianale, come questo lungometraggio. Continua a leggere “[Animazione] La ricompensa del Gatto (Neko no Ongaeshi) di Hiroyuki Morita (2002)”