#recensione a caldo: Gotti- il primo padrino

chiacchierazioni recensione gottiIl confine tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, nella realtà, non è netto, e questo sicuramente è un fatto certo. Chiunque di noi volesse interrogarsi sulle motivazioni che spingono i nostri simili ad azioni estreme, troverebbe un’oggettiva difficoltà nel codificarle. Ci sono moltissimi donne e uomini di cultura che trascorrono la vita a dare un senso al comportamento umano, per tanto, se il confine tra la luce e l’ombra fosse chiaro, non ci sarebbe bisogno di investire tanta energia.

Perché questo preambolo? Perché Gotti- Il primo padrino, uscito ormai da qualche giorno al cinema, è tratto da una storia vera di mafia italo-americana. E lui, come tutti i qui personaggi tratti dalla storia reale, non possono essere solo neri o solo bianchi. Gotti infatti è un uomo “d’onore” che si è guadagnato questo titolo dimostrando, nel corso del tempo, fedeltà ed abnegazione al codice della famiglia mafiosa dei Gambino. John Gotti è un uomo sposato, padre di cinque figli, pragmatico e risoluto. In famiglia, così come all’interno dell’organizzazione, è sempre pronto a fare la scelta giusta e, soprattutto, ad agire di conseguenza. Nel suo contesto il personaggio di Gotti, interpretato magistralmente da John Travolta, è l’esempio da seguire, il modello d’uomo a cui aspirare. In contrasto a ciò, nella società newyorkese, al di fuori di Little Italy, tutte le azioni del protagonista vengono riparametrate al senso comune della moralità, fatta di assoluta fiducia nelle istituzioni e nelle autorità dello stato. Gotti rappresenta un onore fuori dalla legge che non può essere né compreso, se decontestualizzato,  né accettato, in una società così tanto conformista come quella americana.

Ma veniamo al punto. Il film biografico, benché davvero ben diretto da Kevin Connolly, a mio pare, rappresenta il limite intrinseco della storia stessa del protagonista, in quanto quello che si ottiene è un “riassunto” delle vicende. Non può offrire infatti un quadro completo delle relazioni umane tra Gotti e il resto del suo tessuto sociale che ne determina anche l’azione e la psicologia. Le famiglie che ruotano intorno ai Gambino sono nomi che non restano in testa e che, vagamente, danno un’idea della capillarità del fenomeno mafioso; lo stesso dicasi delle rivalità e delle alleanze, ma anche delle stesse attività illecite perpetrate. C’è un vuoto narrativo necessario, determinato dalla mancanza di tempo – si sa’, il film non può durare più di due ore- che viene colmato dall’immaginazione dello spettatore, spesso fatto di vaghe nozioni sulla mafia italo-americana e cliché. A mio avviso sarebbe stato più opportuno dedicare a questo personaggio che, nel bene o nel male, ha fatto la storia del crimine americano una serie tv . La sensazione che ho avuto, uscita dalla sala è che ne avrei voluto sapere di più. Che sì, è un film che merita di essere visto, ma che non è esaustivo.

#recensione a caldo: Slender man

chiaccherazioni slender manPremetto che ho cercato il più possibile di essere obbiettiva nel giudicare questo film. Ho visto nei scorsi giorni alcune video recensioni su YouTube ( Qui e Qui due interessanti video recensioni che potrai ascoltare, se ti va. Personalmente le ho trovate molto puntuali), a riguardo, piuttosto negative, ma ugualmente ho voluto vederlo, perché a volte non basta giudicare attraverso il punto di vista altrui, per quanto quel punto di vista lo si giudichi valido.

Detto ciò, il film effettivamente non mi ha entusiasmato. Anzi no, diciamo che non mi ha entusiasmato per niente. Ho trovato la trama abbastanza scialba -per non dire insulsa-, senza un reale approfondimento dei caratteri delle protagoniste, senza mai scavare all’interno delle intenzioni e dello scopo di Slender man. Non mi è piaciuta l’ambientazione tutta al buio, perché secondo me l’oscurità non è una condizione imprescindibile per creare il sentimento della paura. Insomma considerando che, non avendo una pregressa tradizione cinematografica, come per altri mostri ed entità paranormali, si poteva dare inizio ad un’interessante saga, ci troviamo invece di fronte ad un assoluto sconcertante anonimato. A volte i film horror molto brutti sono così ridicoli da risultare addirittura divertenti, e rimangono impressi, anche se per ragioni negative, e diventano, loro malgrado, dei capolavori del trash.

Slender man no. E’ piatto, non spaventa ed è pieno di cliché. Il che, secondo me, è veramente molto peggio che tentare di fare una pellicola spaventosa ma trasformala in una storia grottesca. Perché in un momento storico in cui il cinema è molto prolifico, anche nel genere horror, e in cui lo spettatore medio non è più ingenuo e passivo, non ci si può permettere l’anonimato. Con questo non voglio dire che bisogna “consolarsi” se un film horror diventa trash, assolutamente. Bisogna centrare sempre l’obiettivo con una scrittura del film (ancor prima degli effetti speciali) che risulti convincente e avvincente; ma qualora non ci si riuscisse, meglio rimanere, secondo me, ricordati per una cosa negativa, anche per fare da monito ad altri, che non essere ricordati affatto.

Peccato per l’occasione mancata.

#recensione a caldo: Teen Titans GO!- Il film

Chiacchierazioni teen titans go!Ironico e irriverente, in questo cartoon movie la Dc si specchia e si prende in giro, offrendo uno spunto per una auto critica puntuale ma leggera. Sì, è vero, oggigiorno sembra che nessuno possa dirsi eroe se prima non ha ottenuto un quarto d’ora di celebrità. E ciò che ferisce Robin, il leader dei Teen Titans, nonché celebre spalla/pupillo di Batman, è proprio quello di non essere stato ancora il protagonista di un film che possa consacrarlo allo status di eroe. Innanzitutto lui e il suo gruppo di amici non sono assolutamente in grado di contenere la propria esuberanza, tipica dell’adolescenza, e, cosa più importante non hanno un vero arci-nemico e ciò, alla luce della necessità di essere considerati degli eroi, è un problema di non poco conto. Ed è così che entra in gioco Slade Wilson/Deadstroke/Slado che, cercando di mettere in atto i suoi diabolici piani manipolatori, si scontrerà con i Teen Titans.

Tra i maldestri tentativi di eliminare la concorrenza dei loro colleghi più grandi e rocambolesche fughe ed inseguimenti, questo film non ti annoia mai; in oltre contiene molte celebri citazioni, cinematografiche e fumettistiche, che divertono e strappano un sorriso. Non possono mancare, naturalmente, le punzecchiature alla Marvel, la quale, secondo me, viene criticata in modo velato anche per la sua prolifica produzione di pellicole. Ma a questo punto mi piacerebbe sapere la vostra opinione: avete visto il film? Andrete a vederlo?

 

Recensione breve su Ritorno al bosco dei 100 acri

chiacchierazioni ritorno al bosco dei 100 acri

Quando si cresce si ha una prospettiva diversa rispetto all’infanzia. Si smette di credere nelle favole, si diventa consapevoli dei gravosi compiti che ci attendono. E via via ci si perde nelle preoccupazioni e nella routine, rimpicciolendo sempre di più lo spazio per i pensieri semplici. Tutto ciò comporta uno spegnersi progressivo ed inesorabile dell’intelletto, della fantasia soprattutto, e si perdono di vista le cose importanti, come il tempo libero e gli affetti famigliari. E’ questo pressapoco il tema centrale del film Disney dal 30 agosto presente nelle sale dei cinema italiani, dedicato alla storia di Christopher Robin, inseparabile amico di Winnie The Pooh.  E si può considerare un’antidoto all’invecchiamento.

Il film fin da subito colpisce per la buona qualità con cui Pooh e compagnia sono stati resi. Non mi sono sembrati in nessun momento finti. Sono rimasta colpita, infatti, dal modo con cui sono apparsi perfettamente in sintonia con l’ambiente che li circondava, sia all’interno del bosco che durante le scene urbane. Un forte sentimento di tenerezza, sembra permeare tutta la trama e non si può non provare voglia di coccolare Pooh. Confesso che le mie impressioni, alla visione del trailer, sono state tutte assolutamente confermate. Avevo immaginato infatti che fossimo di fronte ad un gran bel film per famiglie, pieno di tutti quei buoni sentimenti che ogni tanto è bene rispolverare – tra un thriller ed un altro…- e in cui Disney si attesta ancora una volta maestra. Un’altra cosa che mi è piaciuta è il montaggio, dal buon ritmo, soprattutto nella fase riguardante la storia di Christopher, dal suo arrivo al collegio fino all’età adulta, con un forte richiamo alle precedenti produzioni animate dei libri di A. A. Milne, da cui appunto si ispirano tutte le trasposizioni cinematografiche.

Posso affermare dunque che Ritorno al bosco dei 100 acri è un film molto grazioso( Qui se volete saperne di più) e ben fatto; astenetevi dall’andare a vederlo se siete “allergici” alla tenerezza, potreste trovarlo un po’ stucchevole!

Domanda per voi lettori: quali luoghi dei romanzi (reali o no) vi piacerebbe visitare?

Mentre scrivevo l’articolo su La ricompensa del Gatto (se vi siete persi l’articolo lo trovate QUI) mi è venuto in mente che quando si guarda un film o si legge un libro ci vengono mostrati dei luoghi, reali o di fantasia, che sarebbe meraviglioso visitare e magari, perché no, andarci a vivere. Avrei una lista pressoché infinita di luoghi che hanno stuzzicato (o stuzzicano ancora oggi) la mia fantasia, perciò ne sceglierò soltanto tre:

  • New Orleans: grazie ai libri di Anne Rice ho tante volte immaginato la città di notte, illuminata dalla luna. Ne ho apprezzato tantissimo le descrizioni che ne fa questa autrice, così romantiche (nel senso gotico del termine, ovviamente), ti fa sentire i profumi dei fiori estivi, la nostalgia nelle case decadenti, il mistero che serpeggia nelle strade, in un mix di modernità e decadenza.
  • La Terra di Mezzo: chi non vorrebbe assistere al passaggio degli elfi nel bosco? O vedere come sono tonde le porte delle case di Hobbiville?
  • Derry: il terribile teatro di tantissime vicende narrate da Stephen King. La cittadina piccola e provinciale non è un luogo dove vivere standosene al sicuro! Però volete mettere la soddisfazione nel dire”Sono tornata dalla città di It tutta intera”!

Ora tocca a voi! Fatemi sapere quali sono i luoghi che più vi affascinano, perché e quali opere hanno stimolato la vostra fantasia, scrivendo tutto in un commento. Non devono essere necessariamente tre, mi raccomando! Sono curiosa 😉

 

[ Horror/ thriller all’italiana] Profondo Rosso, regia di Dario Argento ( 1975)

chiacchierazioni recenzione profondo rossoSiamo a Roma, al tempo dei cronisti d’assalto e dei ribelli suonatori di jazz. Durante una conferenza sui fenomeni psichici, la sensitiva Helga Ulmann ( Macha Meril), capta i ricordi e i pensieri disturbati di una mente assassina. Continua a leggere “[ Horror/ thriller all’italiana] Profondo Rosso, regia di Dario Argento ( 1975)”